CPM cos’è: differenze tra Social, DEM e Google Ads e come abbassarlo davvero

CPM cos’è: differenze tra Social, DEM e Google Ads e come abbassarlo davvero

La metrica più citata nelle campagne? Il CPM. Ovunque ti giri, trovi questo numero. E ogni volta la stessa domanda: cpm cos’è davvero e perché cambia così tanto da un canale all’altro? Ti sarà capitato anche a te: una settimana il CPM è basso, la settimana dopo schizza su e nessuno ti dà una spiegazione chiara.

Noi di 7eyes lo vediamo spesso. E la verità è semplice: il CPM non misura la stessa cosa sui Social e nelle DEM. Sono due mondi diversi, con logiche diverse. E se li confronti uno a uno, finisci per leggere male i dati e prendere decisioni sbagliate.

In questo articolo ti facciamo vedere la differenza reale. Senza tecnicismi inutili. Così puoi capire quando conviene investire su Social Ads, quando usare le DEM e come scegliere il canale che ti fa davvero risparmiare.

CPM: significato reale e perché non è una metrica universale

 

Partiamo dal significato. CPM cos’è? È il costo per mille. Ok, ma mille cosa? Qui nasce il primo equivoco. Perché sui Social il CPM indica quanto paghi per mille impression, cioè mille volte in cui il tuo annuncio viene effettivamente mostrato. È un costo legato all’attenzione reale delle persone.

Nelle DEM, invece, CPM può indicare il costo per mille invii—e dico “può” perché non tutti i provider lo impostano allo stesso modo. Noi di 7eyes lo usiamo così quando parliamo di DEM: mille email spedite, non viste, non aperte… semplicemente inviate.

Due logiche completamente diverse.
E già da qui capisci che confrontare i due CPM è rischioso. Mille impression e mille invii non hanno lo stesso valore. Tra l’altro, anche Google Ads — quando usi campagne Display o YouTube — lavora su CPM basato su impression, ma con criteri ancora diversi rispetto ai social.

Insomma: stesso acronimo, tre comportamenti diversi. E se non sai leggerli, rischi di investire male.

CPM Social: costo per mille impression e perché cambia di continuo

 

Quando lavori con le campagne Meta, TikTok o LinkedIn, il cpm social è uno dei numeri che guardi più spesso. È normale. Ti dice quanto stai pagando per mille impression, cioè per mille volte in cui qualcuno ha visto il tuo annuncio. Ma il punto è questo: il CPM sui social non è mai stabile. Cambia in continuazione. A volte sembra impazzire.

Il motivo? Funziona come un’asta. Se più inserzionisti vogliono parlare allo stesso pubblico, il costo sale. È come cercare casa in una zona molto richiesta: se tutti la vogliono, il prezzo non può restare basso.

Poi c’è la creatività. Una creatività debole — quella che passa senza farsi notare — alza il CPM perché la piattaforma capisce che non sta generando attenzione. Una creatività forte lo abbassa, perché Meta o TikTok “premiano” ciò che mantiene le persone sulla piattaforma. Vuoi saperne di più? Ne parliamo meglio in questo articolo.

E ovviamente c’è il pubblico. Più è specifico, più è competitivo. Più è ampio, più è economico. Ma non sempre economico significa efficace. Infine c’è la stagionalità: novembre e dicembre, per esempio, hanno CPM molto più alti perché tutti fanno pubblicità. È fisiologico.

Ecco perché non devi farti prendere dal panico quando il CPM sale. A volte è normale. A volte è sano. Quello che conta è capire come abbassare il CPM senza perdere qualità. Ed è esattamente ciò che facciamo quando lavoriamo sulle campagne dei clienti, integrando creatività, segmentazione e ottimizzazioni continue.

CPM Google Ads: quando si usa e cosa misura davvero

 

Anche su Google Ads esiste il CPM Google Ads, ma funziona in modo ancora diverso rispetto ai social. Qui il CPM si usa soprattutto nelle campagne Display e YouTube, dove paghi per ogni mille impression visibili. Non per mille invii, non per mille visualizzazioni “teoriche”: per mille impression che Google considera effettivamente viste.

Mettiamola così: se un banner appare in una posizione dove l’utente non scorre mai, Google non la conta come impression visibile. E questo cambia completamente la metrica.

Per questo il CPM Google Ads non può essere confrontato al volo con il CPM Social. Le dinamiche dell’asta sono diverse, le posizioni cambiano, e la qualità dell’inventory incide tantissimo. A volte paghi un CPM più alto, ma raggiungi utenti molto più interessati. A volte il CPM è basso, ma l’impatto reale è minimo.

Il punto è capire cosa stai pagando. Su Google Ads paghi mille opportunità di essere visto in contesti specifici: siti partner, video YouTube, app mobile. È un mondo diverso rispetto al feed di Instagram o alla For You Page di TikTok. E leggere i numeri con gli stessi criteri rischia di portarti fuori strada.

 

CPM DEM: costo per mille invii (quando usato) e perché non va confrontato coi social

cpm dem

Quando si parla di CPM DEM, si entra in un mondo diverso da Meta, TikTok o Google Ads. Nelle campagne email, il CPM spesso indica il costo per mille invii. Dico “spesso” perché non è una legge universale: è uno standard comune, usato da molti provider e da chi fa DEM professionale. Anche noi di 7eyes lo utilizziamo così quando analizziamo i costi di invio per i clienti.

E qui cambiano le regole del gioco. Perché mille invii non equivalgono a mille impression. L’email può finire in spam. Può non essere aperta. Può essere ignorata. Il CPM rimane basso… ma l’impatto reale è quasi nullo.

In compenso, la DEM ha un vantaggio enorme: raggiunge database enormi con costi molto contenuti. E se la lista è calda, segmentata e aggiornata, può diventare un canale potentissimo per riattivare utenti e spingere offerte mirate. Sul tema della qualità dei contatti, ne abbiamo parlato anche qui.

Per darti un’idea concreta: immagina di inviare 100.000 email. Con un CPM DEM a 5€, spendi appena 500€. Sembra fantastico. Ma se quelle 100.000 email generano 3.000 aperture reali, l’effettivo “costo per mille impression” supera i 160€.
Ora ribalta il discorso: su Meta, 100.000 impression potrebbero costarti 20€ o 40€, ma sono impression reali, non invii “teorici”.

Ecco perché mettere i due CPM sullo stesso piano crea confusione.
Misurano cose diverse. Funzionano in contesti diversi. E vanno letti con logiche diverse.

Quale canale scegliere per ridurre davvero il CPM?

 

A questo punto la domanda è semplice: come abbassare il CPM in modo intelligente, senza rincorrere numeri che non significano nulla? La risposta cambia in base al canale, perché — lo abbiamo visto — il CPM non misura la stessa cosa su Social, DEM e Google Ads.

Sui Social, abbassi il CPM lavorando su due leve: pubblico e creatività. Se il pubblico è troppo ristretto o troppo competitivo, il costo sale. Se la creatività non attira l’attenzione, il costo sale. Piccoli cambi di impostazione possono fare la differenza: un visual più chiaro, un hook più forte, una segmentazione più ampia ma comunque coerente.

Con le DEM, invece, il discorso cambia. Qui il CPM non si abbassa “giocando con le piattaforme”, ma migliorando la qualità del database: pulizia, segmenti aggiornati, esclusione delle liste fredde, contenuti rilevanti per chi riceve la mail. Una lista sana abbassa il costo di invio e alza l’impatto reale. È uno dei motivi per cui in alcuni progetti — soprattutto in ambito B2C o e-commerce — la DEM può diventare un’arma efficace per mantenere il CPM sotto controllo.

Su Google Ads, il CPM (quando usato) si ottimizza lavorando su placement e segmentazione. Mostrare i tuoi annunci in contesti più pertinenti riduce gli sprechi. Anche qui, però, non ha senso confrontare il CPM di YouTube con quello di Meta o con quello di una DEM: sono metriche nate per cose diverse.

La verità è questa: se vuoi prendere decisioni corrette, devi smettere di confrontare CPM tra canali diversi. Non parlano la stessa lingua. La scelta del canale giusto non si fa sul numero più basso, ma sul numero che ha senso per il tuo obiettivo. E questo è il punto che cambia davvero i risultati.

Conclusione + CTA

 

Il CPM è una metrica semplice solo in apparenza. Cambia significato a seconda del canale, cambia comportamento a seconda del pubblico e cambia valore in base al tuo obiettivo. Guardarlo senza contesto porta fuori strada. Leggerlo nel modo giusto, invece, ti permette di scegliere dove investire e dove stai davvero sprecando budget. Anche strumenti dedicati come Mailchimp evidenziano quanto sia importante leggere correttamente le metriche e contestualizzare il CPM in base al canale.

Noi di 7eyes lavoriamo proprio su questo: aiutarti a capire quale canale ha senso per la tua azienda e come ottenere il massimo da ogni euro investito. Se vuoi un confronto rapido o vuoi capire come ottimizzare i tuoi CPM—sui Social o nelle DEM—contattaci. Ci pensiamo noi.

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f.pedone@7eyes.it